Enrica Pontin

Bassano Del Grappa

Enrica Pontin (1974) vive a Bassano del Grappa ma le sue esperienze non hanno confini territoriali.
Come fotografa freelance trova complementarietà nel background in campo formativo, educativo e sociale, con una metodologia pratico-esperienziale e percettiva, usando la fotografia come linguaggio e narrazione.
Il suo approccio alla fotografia nasce da un bisogno di osservazione e lettura interiore, inizialmente in forma autodidatta, attraverso i dettagli sperimenta e trasforma in immagini l’introspezione e la sensibilità percettiva. Sempre più iniziano a sedurla elementi materici, gestualità, linee e forme, luci e ombre coinvolgendola in un’urgenza creativa e comunicativa.
Esplora ciò che la circonda e che vive dentro di sè.
Attraverso l’autoritratto inizia a sviscerare gli stati d’animo e a scoprire la fotografia come forma imprescindibile di espressione, diviene la sua carta geografica del mondo interiore, una metafora di identità. Attraverso corsi e workshop,
mostre e sperimentazioni approfondisce la valenza narrativa e diviene il suo mezzo più congeniale.
La ritiene una camera oscura interiore.
L’importanza della permanenza della foto, dei ricordi e la necessità di lasciare traccia dei passaggi di vita, rendono la sua fotografia estetica, evocativa e intimista, mettendo a servizio il linguaggio fotografico all’esplorazione del sé e proponendo una metodologia esperienziale.
Crede nella cultura visiva, nel ruolo dell’esperienza dello sguardo per generare sensibilità, veicolare messaggi e toccare corde profonde, sollecitare.
Vive la necessità di un contatto materico e reinterpretativo della fotografia e il processo di stampa diviene sempre più parte indispensabile per rendere completo il percorso.


Autoritratti, strumenti intimi ed introspettivi, per aiutarmi ad elaborare attraverso l’auto-osservazione e ascolto quanto
stava accadendo nella mia vita.
Immagini come affioramento di luce, frammenti poetici di presente, citazioni surrealiste in cui l’elaborazione in
postproduzione rende vivo il senso di forza del qui ed ora. Il progetto nasce nel 2016 come narrazione riflessiva del
cambiamento irreversibile del mio stato di salute. Si sviluppa nell’intento di sviscerare l’incomprensione, di raccontare
la convivenza con il diabete a chi mi circonda, o a chi vive altri tipi di fragilità del corpo o delle emozioni, di creare una
chiave interpretativa per affrontarsi e accettarsi.
#diabetebastardo è stata la mia personale camera oscura interiore, con cui trasformare il negativo in positivo e cogliere
con coraggio ogni occasione della vita. Ne scaturisce una raccolta di scatti connotata dall’alternanza di tratti iconicofotografici, una demarcazione tra il surrealismo delle ombre e delle luci; infine la pennellata gialla – linea di unione e
comprensione - conduce lungo il percorso dell’io posso e della capacità di divenire autori del proprio benessere.


ESPONE DA:



MARRAKECH GIOIELLI

Via Fillungo 94
 



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